Due domeniche fa (correva il giugno 2011 dopo Cristo) io e Bbaleria abbiamo accompagnato la di lei grandmother a Pavia.
Due righe su Pavia: se abitate a Varese e vi lamentate, passate un pomeriggio a Pavia. Lì troverete risaie per chilometri, afa, zanzare e nebbia se ci andate d’inverno. Pavia è ottima per chi crede che l’erba del vicino sia sempre più buona: vi ricrederete.
Come si potrebbe intuire dal titolo, sono stato alla Certosa di Pavia. La visita è stata guidata da uno dei sei monaci della Certosa, persona molto seria e molto rigida che pretendeva una disciplina totale.
GLI AFFRESCHI DEL CRESPI
Mi hanno colpito gli affreschi del Crespi: la loro peculiarità consisteva nel fatto che il Crespi doveva stare in gattabuia per omicidio, e così trovò asilo alla Certosa di Pavia che però in cambio dovette affrescare. Ahò, la Chiesa fa i patti col diavolo.
LA VITA MONACALE E LO SFARZO
E’ sempre difficile capire come si potesse meditare e pregare in un posto che però era pieno di affreschi, legno pregiato, marmi e tutta roba… costosissima. E’ un po’ come riflettere sulla castità e sul valore della verginità avendo però davanti delle spogliarelliste: è possibile ciò?
LA VITA DEI MONACI
Il monaco parlava e raccontava con grande entusiasmo che alla domenica si passeggia tra monaci per due ore e si parla. Si discorre di religione e di meditazione. Mi ha meravigliato il fermento con cui parlava di queste due orette settimanali, mi ha ricordato quando qualche anno fa, alla domenica pomeriggio, ricordavo assieme agli amici la sbornia della sera prima. Però ammetto che mi ha sempre attratto la vita monacale: sia per un allontanamento “schopenhaueriano” dai bipedi, sia per un’elevazione del proprio spirito e un’elaborazione dei propri pensieri. La solitudine è per l’anima ciò che il pane è per il corpo, mi ha detto l’altro giorno al telefono Seneca. Però si finisce per scegliere l’amore, la compagnia e a vivere come i comuni mortali.
Quella dei monaci mi sembra una vita antieroica ma saggia: stanno da soli, meditano, pregano e lavorano. Svolgono lavori manuali che impegnano poco la mente, che così è libera di concentrarsi su pensieri più impegnativi. Gente, quando sentivo il monaco mi sembrava di leggere questo stesso blog per com’era 3-4 anni fa; e mi rendo conto di essere stato, a mio modo, un monaco. Vivendo nella solitudine e occupando la mente con preziose riflessioni quando le mani facevano lavori da poco; vivendo come un folle, uno “strano” agli occhi degli altri, i “normali”. Ricordo con estremo piacere quegli anni, e ogni tanto vorrei tornare a vivere qualche ora di quella pacifica solitudine eremitica, elevandomi spiritualmente, riflettendo e passando per pazzo agli occhi dei normali. Però, ho scelto di essere normale pure io!
Grandissimo!
Mi hai messo voglia di andare alla Certosa di Pavia.